A questo link puoi trovare una tabella che illustra la condizione di pendolarismo a cui siamo sottoposti e le relative conseguenze.

Una delle prime considerazioni che ci siamo posti immaginando i dettagli del progetto Villaggio Saggio, stava proprio nel capire che ogni azione che facciamo ha delle conseguenze sul mondo che ci circonda e ricade su di noi con un effetto boomerang che spesso non comprendiamo.

In questi giorni di Isolamento domestico, le analisi ci hanno confermato che il nostro impatto sull’ambiente e sulla salute è solo una nostra responsabilità e che è possibile cambiare le cose con un uso accurato e consapevole degli inquinanti, fino ad arrivare all’eliminazione degli stessi.

Lo smart working è un concetto diverso da quello che oggi pratichiamo e che è meglio rappresentato dalla parola HomeWorking.


Nella condizione attuale troviamo soluzioni più o meno efficaci per riuscire a gestire sia il disbrigo delle pratiche lavorative che la relazione con gli altri attraverso una connessione digitale, tutto questo mentre i figli chiedono attenzioni, il corriere Amazon consegna un pacco e la cena si brucia sui fornelli. Abbiamo un grande spirito di adattamento e comprensione verso questa situazione, ma in questo modo il lavoro entra nelle nostre case e in realtà non smettiamo mai di essere “al lavoro”.

Lo smart (o meglio WISE) working è un concetto di funzionalità e concentrazione in un contesto collaborativo ed efficiente. 

Lavoriamo meno, meglio e più focalizzati sulle soluzioni dei problemi. Smettiamo di vivere per lavorare e rendiamo anche le occasioni di incontro dei momenti di crescita comuni.
Nel Wise Working si cresce insieme e proprio perché si è insieme si crea nuovo valore.

Realismo

Da diversi anni operiamo nel mondo dei Coworking ed abbiamo visto e vissuto realtà diverse cogliendo alla fine l’essenza di questa formula di lavoro:

  • ci sono spazi semplici e modesti (anche nelle dimensioni) che sono nati dall’idea di avere dei “compagni di viaggio”
  • Ci sono spazi “medi” con una certa ambizione ma che mancano di una componente di successo e sono in genere spazi di quartiere dedicati a chi non vuole percorrere lunghe distanze
  • Ci sono spazi molto strutturati che sia per dimensione sia per attitudine mirano a produrre business e soluzioni di lavoro sul modello di Google.

Ma questa è solo una parte di quello che rappresentano.

Il Coworking oggi

CI piace pensare a questo spazio come uno spazio “delle persone” e non CON le persone. 

A parte alcuni casi, chi sta all’interno di questo spazio cerca spesso uno spazio di lavoro sereno, dove concentrarsi ma anche condividere momenti conviviali con i colleghi di scrivania (un pranzo insieme o un semplice caffè) oppure sviluppare nuove interessanti sinergie. Tutto questo non avviene in maniera nomade ma è abbastanza stanziale: d’altra parte le persone sono abitudinarie nella loro quotidianità.

Lo spazio di lavoro diventa quindi un’estensione della casa, con i propri ritmi ed abitudini, ma insieme ricca di spunti e di opportunità lavorative e umane.

Perché cambiare le regole

Abbiamo bisogno nel nostro quotidiano di uno  spazio dove si contribuisce insieme alla gestione della struttura e ogni cambiamento o miglioramento è a beneficio del gruppo con cui lo si condivide.

Questa modalità per noi è “saggia”, ovvero genera valore nella gestione comune e rende i partecipanti più consapevoli del rispetto degli spazi e delle regole.

La motivazione è semplice: avere maggiori vantaggi. 

Quelli attuali non sono soddisfacenti e il sistema stesso rischia (come accade) di non essere sostenibile per una delle parti.

Abbiamo quindi definito l’utilità di un sistema di lavoro condiviso ed abbiamo anche ipotizzato che sia “cogestito”. 

Definendo un problema e conoscendo la soluzione possiamo facilmente attuare delle azioni per migliorare la condizione del problema.

fonte: Italia Coworking

Una soluzione a portata di mano.

Una proposta attuativa di questa visione consiste in 2 livelli di proposta:

  1. Individuare nel raggio di pochi km dalla propria abitazione uno spazio da condividere (ufficio, negozio, capannone) ed essere proattivi nella ricerca di “coinquilini”. Uno spazio adeguato ad ospitare da 5 a 10 scrivanie. L’impatto economico viene ripartito in parti uguali. Per raggiungere il luogo di lavoro si prediligerà un sistema a basso impatto ambientale come la bicicletta o a piedi. 
  2. Creare una struttura organizzata dalla collettività, gestita per dare servizi ai partecipanti e alla comunità stessa. Oltre agli spazi lavoro vengono previsti spazi per startup, formazione, incontri e altro. Anche in questo caso verranno abbattute le emissioni e soprattutto gli spostamenti e il relativo tempo di mobilità.

Un capitolo importante di questa attività sta nel fornire i giusti stimoli ai partecipanti e alla collettività. 

La gestione di uno spazio di coworking locale (un wise coworking) va affidata ad un team di persone che sappiano – o imparino – a gestire e creare le seguenti occasioni:

  • incontri e dibattiti su vari temi che siano legati al lavoro ma anche al quotidiano
  • incontri in team per fare crescere le occasioni di co-business
  • aperitivi e incontri “leggeri” per fare conoscere le attività dello spazio
  • dare stimoli per nuova imprenditoria “sociale” e dare spazio alle startup innovative
  • creare strumenti di lavoro intelligenti riducendo la dipendenza dalla tecnologia e incentivando le relazioni umane o di business
  • formare nuove competenze o in-formare la comunità e i coworker delle evoluzioni di un mondo sempre in divenire
  • proporre e creare nuovi modelli collaborativi finalizzati al benessere della comunità in maniera concreta e pragmatica.

Possiamo fare molto e possiamo farlo ora. Abbiamo la tecnologia, la capacità, la conoscenza e soprattutto il desiderio di migliorare il nostro Villaggio Saggio.