Articolo aggiornato ad agosto 2026
Dall’archivio di Villaggio Saggio
Questo articolo nasce da un’intervista realizzata nel maggio 2020 con Maurizio Davolio. Nel 2026 abbiamo ripreso quella conversazione, integrandola con le riflessioni sviluppate negli anni successivi sul rapporto tra borghi, comunità e abitare temporaneo.
Turismo responsabile: quando il viaggio incontra davvero un territorio
Nel 2020 Villaggio Saggio ha incontrato Maurizio Davolio, allora presidente dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile, per parlare di un modo diverso di viaggiare. A distanza di alcuni anni quella conversazione conserva un significato particolare, perché poneva al centro una domanda che oggi riguarda sempre più da vicino anche i piccoli territori e i borghi: che relazione vogliamo costruire tra chi arriva e chi in un luogo vive ogni giorno?
Il turismo responsabile parte proprio da qui. Il viaggio può diventare un’occasione di conoscenza, relazione e scambio, capace di rispettare il patrimonio naturale e culturale di un luogo e, allo stesso tempo, di produrre valore per la comunità che lo abita.
È una prospettiva molto diversa da quella che considera il territorio semplicemente come una destinazione da consumare.
La comunità prima della destinazione
Uno dei passaggi più interessanti della conversazione con Maurizio Davolio riguarda il ribaltamento del punto di vista.
Nel turismo tradizionale gran parte dell’organizzazione è costruita intorno alle esigenze del visitatore. Nel turismo responsabile entra invece in gioco un equilibrio diverso: il viaggio deve tenere conto degli interessi, dei diritti e delle aspettative della comunità ospitante.
Chi arriva entra temporaneamente nella vita di qualcun altro.
Conoscere gli usi di un luogo, rispettarne le abitudini, scegliere servizi e attività locali significa trasformare il viaggio in una relazione più consapevole.
Ed è proprio questa relazione a rendere l’esperienza più interessante anche per chi viaggia.
Quando esiste un rapporto reale con le persone che abitano il territorio, cambiano infatti le occasioni di conoscenza. Si entra maggiormente nella vita quotidiana, si incontrano storie, attività economiche, prodotti e tradizioni che difficilmente possono essere riprodotti all’interno di un’offerta turistica standardizzata.
Dove rimane il valore economico del viaggio?
Il turismo riguarda anche la distribuzione delle risorse economiche.
Davolio sottolineava quanto fosse importante scegliere, quando possibile, strutture ricettive, ristoratori, guide, produttori e servizi gestiti localmente.
È un principio semplice ma decisivo: una parte maggiore della ricchezza generata dalla presenza dei visitatori rimane così all’interno del territorio.
Il viaggio può quindi contribuire al mantenimento di attività economiche, piccole imprese, agricoltura, artigianato e servizi che rendono vivo un luogo durante tutto l’anno.
Questo aspetto diventa particolarmente importante nei piccoli comuni, dove anche una singola attività commerciale può avere un valore che supera il suo semplice fatturato: rappresenta un servizio, un luogo di relazione e spesso una parte dell’identità della comunità.
Turismo responsabile significa anche evitare la saturazione
Già nell’articolo pubblicato da Villaggio Saggio nel 2020 emergeva un altro problema oggi molto discusso: l’overtourism.
Alcuni luoghi attraggono quantità di persone superiori alla capacità del territorio di assorbirle senza modificare profondamente la vita degli abitanti.
A quel punto il successo turistico può produrre un paradosso: ciò che rendeva quel luogo interessante rischia progressivamente di scomparire.
Cambiano le attività commerciali, aumentano le pressioni immobiliari, gli spazi pubblici vengono utilizzati prevalentemente dai visitatori e la quotidianità degli abitanti diventa più difficile.
Per questo la domanda interessante non può essere soltanto quante persone riusciamo ad attirare?
Dovrebbe diventare:
quale presenza è compatibile con la vita di questo territorio?
Il viaggio come incontro
Il turismo responsabile propone anche un modo differente di scegliere ciò che facciamo quando arriviamo in un luogo.
Camminare, utilizzare la bicicletta, conoscere produttori e artigiani, scegliere una guida locale, mangiare prodotti del territorio o soggiornare in una struttura gestita da persone che lì vivono significa entrare in contatto con una realtà invece di attraversarla velocemente.
Il valore non sta soltanto nell’attività scelta.
Sta nel tempo che concediamo alla conoscenza.
Una comunità non è uno scenario. È fatta di persone, relazioni, economie, consuetudini e fragilità. Entrarvi significa riconoscere questa complessità.
Dal turista responsabile all’abitante temporaneo
Rileggendo oggi questa conversazione ci accorgiamo che il ragionamento può fare un passo ulteriore.
Negli ultimi anni Villaggio Saggio ha iniziato a riflettere sempre più sulla possibilità di abitare temporaneamente un territorio, soprattutto nei borghi.
La differenza può sembrare soltanto linguistica, ma racconta un cambiamento di prospettiva.
Il turista visita.
L’abitante temporaneo, anche quando rimane soltanto alcune settimane o alcuni mesi, comincia invece a costruire una relazione quotidiana con il luogo.
Compra nei negozi, incontra le stesse persone, utilizza i servizi, conosce i ritmi della comunità e progressivamente comprende anche le difficoltà del territorio.
La permanenza diventa così una forma diversa di conoscenza.
È probabilmente questa una delle evoluzioni più interessanti del turismo responsabile: passare dall’idea di visitare meglio alla possibilità di abitare per un periodo un luogo con maggiore consapevolezza.
I borghi hanno bisogno di persone, prima ancora che di visitatori
Per molti piccoli comuni italiani la questione diventa particolarmente significativa.
Un borgo può avere certamente bisogno di visitatori, ma soprattutto ha bisogno di attività economiche, servizi, relazioni e persone che utilizzino realmente il territorio.
La presenza temporanea può diventare utile quando entra in equilibrio con questi bisogni.
Può sostenere un negozio, partecipare a un’attività culturale, utilizzare uno spazio di lavoro, conoscere un produttore locale, frequentare una biblioteca oppure semplicemente contribuire alla vita quotidiana di una comunità.
Il punto allora cambia.
Non si tratta soltanto di chiedersi come portare più persone in un borgo, ma di comprendere come costruire una relazione utile tra chi arriva e chi quel borgo lo abita.
È una domanda che Villaggio Saggio continua a portare avanti ancora oggi.
Ascolta la conversazione con Maurizio Davolio
Questa riflessione nasce dall’intervista realizzata da Villaggio Saggio nel 2020 con Maurizio Davolio sul turismo responsabile, sul rapporto tra visitatori e comunità locali e sulle possibilità di costruire modelli capaci di distribuire meglio benefici economici e sociali.
La conversazione appartiene al nostro archivio storico. Alcuni riferimenti presenti nell’audio riguardano naturalmente il periodo della pandemia del 2020, ma molte delle questioni affrontate — rapporto con le comunità, economie locali, massificazione del turismo e qualità delle relazioni — rimangono centrali anche oggi.
FAQ
Le metterei alla fine, ma brevi e sostanziali, senza trasformare l’articolo in una pagina costruita per Google.
Che cosa significa turismo responsabile?
Il turismo responsabile considera l’impatto del viaggio sulla comunità ospitante, sull’ambiente e sull’economia locale, cercando un equilibrio tra l’esperienza di chi arriva e la qualità della vita di chi abita il territorio.
Qual è la differenza tra turismo responsabile e turismo sostenibile?
I due concetti sono fortemente collegati. Il turismo responsabile pone particolare attenzione anche alle scelte e ai comportamenti di viaggiatori, operatori e territori, mentre la sostenibilità considera più ampiamente gli effetti ambientali, sociali ed economici nel tempo.
Perché il turismo responsabile è importante per i borghi?
Nei piccoli centri anche quantità limitate di visitatori possono incidere sull’economia, sui servizi e sulla vita quotidiana. Una presenza integrata con il territorio può sostenere attività locali e generare relazioni senza trasformare il borgo in un semplice prodotto turistico.
Che cosa significa essere un abitante temporaneo?
Per Villaggio Saggio significa vivere un territorio per un periodo limitato entrando però nella sua quotidianità: utilizzare servizi, frequentare attività locali, conoscere persone e costruire una relazione con la comunità.
Chi è Maurizio Davolio?
È una delle figure storicamente legate alla diffusione del turismo responsabile in Italia e l’interlocutore dell’intervista realizzata da Villaggio Saggio nel 2020.
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