Come e perché riaprire il supermercato a Offagna (caso studio)

In quest’ultimo anno ho abitato sia a Tribiano (mi) che a Offagna (An), vivendo in prima persona le bellezze del piccolo paese, ma anche le sue difficoltà. Questo mi ha dato spunti interessanti per delle possibili soluzioni: quello che scrivo è un’idea progettuale, attuabile trasformando il tessuto sociale in una vera comunità. 

Prendo questo esempio, che potrei riportare in altri piccoli borghi (ma anche in quartieri di una città come Milano), per spiegare come una visione diversa delle cose ci aiuta a cambiare le dinamiche e soprattutto ci aiuta a vivere meglio.

Offagna e il suo supermercato (chiuso)

Da un anno a Offagna manca il supermercato.

Uno di quei piccoli supermercati di paese, un po’ decentrato dal centro ma ben segnalato, accessibile e con un piccolo parcheggio. Chiuso pre-covid, è rimpianto da qualcuno ma perlopiù indifferente ad altri che sono abituati a prendere l’auto per arrivare ai centri commerciali più grandi verso Ancona (circa 10 km)

Ma a che serve un piccolo supermercato quando ci sono i centri commerciali?

In un Villaggio Saggio ci sono degli elementi indispensabili per mantenere una propria autonomia. 

Se mi mancano le uova, non dovrei essere costretto a prendere l’auto e fare 20 km per recuperarle. Certo, i piccoli negozi del paese (fruttivendolo, piccola bottega, panetteria) hanno saputo compensare e in parte sostituire quello che mancava, ma un supermercato è un’altra cosa. 

Personalmente non amo le infinite scaffalature dei centri commerciali piene di un solo elemento declinato in infinite marche, brand, colori, aromi, profumi e confezioni, ma credo che un posto come il “piccolo supermercato di paese” abbia ottime possibilità per essere una parte importante della vita di un Borgo.

Perché (ri)aprire un supermercato di paese a Offagna.

Se ragioniamo a più livelli ci accorgiamo che un supermercato di paese potrebbe:

  • Evitare di prendere l’auto per andare al centro commerciale
  • Trovare un “sano” assortimento di prodotti 
  • Dare lavoro ad almeno 5/6 persone in paese (valore stimato)
  • Permettere ai produttori locali di avere un proprio “corner” e di essere valorizzati
  • Permettere la consegna a domicilio con sistemi di mobilità dolce e sostenibile
  • Partecipare a circuiti come ToGoodToGo (per recuperare il cibo prossimo alla scadenza)

ma allora perché non si sono fatti avanti imprenditori illuminati pronti ad investire, visto che il locale è già attrezzato e praticamente funzionante?

Il rischio imprenditoriale in effetti è alto, non potendo contare su nessun altra clientela se non il borgo, con i suoi abitanti e qualche turista. Come fare quindi se gli abitanti non apprezzassero la nuova gestione? O se preferissero andare ad Ancona? Cosa fare con la concorrenza delle altre attività?

Qui nasce il progetto e la sua nuova visione: non un supermercato NEL borgo, ma il supermercato DEL borgo. 

Nuovo anno, nuova startup 

Iniziamo il nostro ragionamento partendo dal principio giornalistico che amo molto (chi, cosa, come, quando, perchè) che ci permette di fare un’analisi ben definita.

CHI

Occorre prima di tutto creare un gruppo di lavoro, persone che ne vedano un vantaggio di qualche tipo. 

I primi ad averne un ritorno sarebbero sicuramente i cittadini di Offagna, che potrebbero così ridurre la loro spesa di mobilità (auto, carburante… ma soprattutto tempo che è un elemento importantissimo e che ha un valore che spesso trascuriamo). 

Altro elemento importante sono i negozianti

Potrebbe sembrare che questa operazione toglierà loro dei clienti e diminuirà le loro entrate. E sarebbe così nella vecchia “normalità”… ma coinvolgendoli nel progetto come parte attiva, il supermercato non sarebbe concorrente ma una parte del loro business. 

Così il fruttivendolo potrebbe avere le sue scorte e dirigere il settore frutta/verdura gestendo gli accordi con i produttori (vista la sua lunga esperienza) e riducendo i costi di acquisto.

Il macellaio potrebbe specializzarsi in alcune lavorazioni o rispondere all’esigenza di prodotto pre-cotti su listino (app) o su ordinazione.

Infine, i produttori locali potrebbero usare questo progetto come “vetrina” per mostrare al meglio la propria attività.

Trasformare il supermercato in uno spazio gestito dalla Comunità apre nuove possibilità: una zona ristoro, un deposito alimentare per chi ha fatto ordini individuali o collettivi, uno spaccio per i produttori locali, un punto vendita per le nuove proposte. Tanti sono gli usi di un luogo spazioso, soprattutto rinunciando a qualche posto auto nel parcheggio di un supermercato così piccolo e vicino alla sua utenza.

COME

Dopo aver fatto un’indagine sul territorio (interviste su tutta la popolazione) e dei tavoli di lavoro, si procede alla scelta della creazione di una struttura societaria secondo le necessità. Associazione, startup e cooperativa sono tutte soluzioni attuabili, a seconda degli obiettivi e delle modalità di attuazione del progetto.

Facciamo due conti velocemente.

Come prima considerazione è importante (per la comunità) capire che meno utilizzo l’auto e meno spese avrò. Banalizzando questo concetto: avrò più soldi in tasca. Una piccola attenzione personale diventa una grande forza se resa collettiva. 

Poniamo caso che come cittadino riesco ad accantonare 50 € al mese (ma forse anche di più evitando di usare l’auto), moltiplicato questo importo per 1000 abitanti (stima indicativa di adesione su un borgo di 1800 abitanti) potremmo disporre di 50mila euro mensili.

A questo valore aggiungiamo anche il contributo dei negozianti, ipotizziamo altre 20mila euro.

Infine possiamo aggiungere un contributo dato dai produttori per stare nel circuito, per un valore di 10 mila euro.

Sono cifre indicative ma ci danno già la misura di come possiamo in un mese raccogliere 80mila euro da destinare alla gestione del progetto.

Ma ora viene la domanda più importante: Ma per quale motivo un cittadino dovrebbe dare 50 euro al mese per questo progetto, cosa ci guadagna?

PERCHE

Grazie per avermi fatto questa domanda. 

Il primo guadagno è il risparmio. Muovere un’auto non è solo mettere la benzina, vuol dire aumentare l’usura della stessa, la manutenzione, il rischio di incidenti, la stanchezza, IL TEMPO (risorsa sempre più richiesta di questi tempi).

Un supermercato in paese è raggiungibile a piedi (secondo vantaggio: mi muovo e ossigeno il mio corpo). Ma sono consapevole che questo non sia sufficiente nel nostro ragionamento.

Se il supermercato è “del” Borgo e non “nel” borgo le persone ne avranno più cura perchè è un luogo della Comunità.

Il soggetto che acquista dai fornitori non è più il negozio ma la comunità. Quindi è possibile accedere ad una scontistica come socio che oltre i 50 euro mi fa acquistare a prezzi più bassi del mercato o del centro commerciale.

Più persone potrebbero organizzarsi in gruppi di acquisto per comprare più merce, ricevendo uno sconto per la quantità e al contempo risparmiando – grazie anche a prodotti sfusi – risorse come imballo, spese di trasporto e smaltimento. 

Ecco quindi la nuova prospettiva: fare squadra ragionando non più individualmente ma come comunità

Ancora una cosa (One more thing)

Abbiamo “spostato” una nostra spesa (quella dell’auto) su un progetto locale: abbiamo risparmiato, non inquinato, ridotto i rifiuti. 

Ma abbiamo un’altro vantaggio. Questo progetto deve essere guidata da persone e questo progetto genererebbe almeno 8 posti di lavoro LOCALI nel borgo. 8 persone che non faranno i pendolari, che lavoreranno nel posto dove vivono, che potranno vivere con la loro famiglia.

QUANDO

Se non ora quando? Non esiste un tempo ideale per iniziare e nel frattempo sempre più Borghi risentono dei tempi che sono cambiati.

Pensare al “turista” che cambia le sorti di un borgo non è più possibile. Occorre riorganizzare le nostre attività e pensare alla Comunità sia come cliente che fornitore di servizi.

COSA

Ma quindi si riduce tutti nel riaprire un supermercato in un borgo? 

Non proprio, chiediamoci quali sono i bisogni della comunità e cerchiamo di rispondere. 

Quello che era un semplice supermercato potrebbe diventare una sorta di “centro di smistamento” della comunità, uno spazio multifunzionale che risponde a varie esigenze.